Avigan, è davvero efficace contro il coronavirus?

0
689

L’ Avigan (favipiravir) è un farmaco da alcuni ritenuto “innovativo” ma davvero è così efficace contro il SARSCov2?

Tutto il parlare di Avigan nasce da un video girato in Giappone da un sedicente farmacista; nel video si afferma che l’uso di questo farmaco è il motivo per cui in Giappone non ci si ammala di Covid19.

Questo però non non è affatto vero o perlomeno non del tutto. L’Avigan ha l’ autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) da diversi anni e viene usato come farmaco di seconda battuta contro in caso di virus influenzali particolarmente resistenti al trattamento con altri antivirali.

Il farmaco si è dimostrato efficace contro il SARSCov2 su un campione ristretto di pazienti paucisintomatici riducendo i tempi di guarigione di circa quattro giorni, il tutto se associato a interferone alfa.

Esiste anche uno studio condotto in Cina su 340 pazienti, sempre affetti da forma lieve di SARSCov2, e il farmaco è stato efficace nel 90% dei casi trattati.

Come mai allora non si è esteso l’uso in Italia e nel mondo?

In Italia questo farmaco è oggetto di sperimentazione in Veneto; si stanno anche testando altri antivirali (per esempio quelli già testati contro HIV) o antimalarici che si ipotizza possano bloccare il nuovo coronavirus. L’Avigan però non ha AIC né in Europa né negli USA e le procedure per ottenerla sono molto rigorose; si sta cercando di velocizzare queste procedure (per i vari farmaci studiati contro il coronavirus) ma sempre verificando l’efficacia e la sicurezza del farmaco.

Anche se la molecola è infatti utilizzata in Giappone va studiato il rapporto rischi/benefici perché, a oggi, è stata usata solo su etnie con corredo genetico molto differente dal nostro; questo non è un dato trascurabile perché popolazioni differenti possono rispondere in modo diverso ai differenti farmaci. E’ scientificamente dimostrato per esempio come alcuni diuretici dimostrino essere più efficaci nella popolazione afroamericana o come alcune statine (attive nell’ipercolesterolemia) mostrino effetti collaterali più marcati nella popolazione asiatica; ciò è dovuto a differenze significative del corredo enzimatico.

Perciò prima di credere a notizie diffuse da “ignoti” nella rete e fare pressioni per uso di farmaci che ancora non hanno ancora dimostrato sicurezza ed efficacia è sempre meglio verificare l’attendibilità delle fonti e ricordarsi che in tutto il mondo i migliori ricercatori sono impegnati nella ricerca e nello studio di molecole che possano aiutarci a vincere questa battaglia.