Cronistoria del coronavirus

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31 dicembre 2019: la Commissione sanitaria municipale di Wuhan segnala ufficialmente una serie di casi di polmonite proveniente da un ceppo ignoto.

9 Febbraio 2020: Chiudono tutti e 14 gli ospedali modulari costruiti per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Sembra che il grosso sia superato e non resti altro che contenere eventuali nuovi focolai ed evitare i contagi da rientro.

Se ci fate caso, siamo passati dal considerare la Cina da Paese untore a modello a cui aspirare e da imitare per uscire il più in fretta possibile da questo incubo.
Cosa è successo in questi due mesi?

Le notizie si sono succedute con una velocità incredibile e spesso si sono accavallate e confuse.

Pensiamo sempre al nostro giardino, ma si possono andare a riconoscere errori o sviste anche nell’ apparentemente inattaccabile protocollo attuato dal governo cinese?
Per fare questo tipo di discorso, è necessario cronicizzare gli eventi. Almeno i principali.
Vediamo insieme.

Davvero possiamo considerare la fine di Dicembre come l’inizio della reale diffusione? No, ormai lo sappiamo. Non solo perché effettivamente i casi si erano registrati molto prima, ma perché c’è da considerare una questione più che controversa: la trasparenza del governo cinese.

Nelle prime due settimane di novembre (sì, avete capito bene) sono stati ricoverati circa 7 pazienti che manifestavano i sintomi di un nuovo tipo di virus, non corrispondente a nessun altro noto e solo il 9 Gennaio identificato come un nuovo ceppo di coronavirus: il 2019-nCov (ora Covid-19). Questa notizia, però, è stata divulgata dal governo cinese solamente il 13 marzo 2020. Perché? Di tratta probabilmente di una concamitanza di cause: le celebrazioni poi interrotte del Capodanno, il terrore di una scoperta del genere e la paura instaurata dall’amministrazione centrale hanno portato le autorità locali a sopprimere la libertà di stampa e di parola.

Il 12 dicembre la notizia di un nuovo virus circolante nella metropoli di Wuhan viene resa nota dall’emittente televisiva statale cinese CCTV e solo il 31 diviene di dominio pubblico quando comunicata ufficialmente all’OMS. Nel frattempo, incalcolabile il numero di gente che ha viaggiato, è entrata ed uscita dalla città, è entrata in contatto con gente malata asintomatica, è persino guarita.

Giá dal 30 Dicembre un oculista 34enne dell’ospedale di Wuhan, Li Wenliang, aveva avvisato in via confidenziale alcuni amici della diffusione di questa forma di polmonite simile alla Sars e del fatto che tutti erano stati messi in quarantena. Poco dopo l’invio del messaggio, Li viene contattato dalle autorità locali e accusato di aver diffuso notizie false.

Il 4 febbraio l’emittente televisiva americana CNN riesce a intervistare il dottor Li, che in quel momento si trova in un letto di ospedale dopo aver contratto il virus. Due giorni dopo, il dottor Li muore.

L’1 Gennaio 2020 il mercato di Wuhan, ritenuto ad oggi dalle autorità il focolaio di partenza, viene chiuso.

Benché il salto del virus da animale a uomo non sia ancora notizia certa, a fine Febbraio è stata annunciata la decisione di bandire il commercio di animali selvatici e esotici dai mercati cinesi, decisione che dovrebbe confluire in una legge organica nei prossimi mesi. Meglio tardi che mai.

Mentre il virus comincia a diffondersi ma resta apparentemente circoscritto a Wuhan e provincia, il 10 Gennaio l’Oms divulga la notizia e fornisce tutte le indicazioni del caso. Sono ancora permessi i viaggi intercontinentali da e per la Cina, ma da ora, mentre ancora l’Europa brancola nel buio dell’incertezza, l’Assemblea nazionale, una specie di Parlamento cinese, si mobilita.

Quando le autorità si rendono conto -o meglio, ammettono- di avere a che fare con una gravissima epidemia, blindano un’area grande come l’Italia, adottando restrizioni che fanno impallidire quelle a cui ha fatto ricorso il governo Conte. Si tratta della più grande misura di quarantena mai disposta nella storia umana.
Il lockdown improvviso riguarda principalmente l’intero Hubei, ma poi si estende a quasi tutta la Cina, costringendo oltre 60 milioni di cinesi ad una trincea forzata.
Ci si è ben presto resi conto che la tecnologia avrebbe potuto giocare un ruolo chiave nel contenere il contagio: gli ingressi a lavoro e le pochissime uscite consentite sono state permesse dalla scansione del QR code personale e dalla compilazione di un modulo in cui erano da indicare la presenza di sintomi e i movimenti recenti. I droni hanno operato un’azione di disinfezione delle città e gli spostamenti sono stati totalmente impediti dal dispiegamento capillare delle forze militari.

L’apertura di 14 ospedali da campo è stata accompagnata dall’entrata in funzione, in alcuni ospedali di Wuhan, di “dottori robot”, che si sono occupati di semplici attività quali la rilevatura della temperatura corporea e la consegna dei pasti al pazienti, limitando così il possibile contagio del personale sanitario. 

Per i cittadini cinesi, quindi, il controllo aggressivo realizzato per gestire l’emergenza coronavirus non è stato altro che l’ultimo tassello di un sistema che limita da tempo la libertà delle persone. Ciò ha contribuito a normalizzare le misure eccezionali che, se applicate in Paesi democratici europei, difficilmente sarebbero state comprese dalla popolazione.

Mentre in Europa comincia l’escalation di casi e morti e l’OMS dichiara l’11 Marzo una situazione di pandemia globale, la Cina marcia decisa verso la rinascita.
Le draconiane misure di limitazione del contagio hanno funzionato e finalmente il 19 Marzo si registra il primo giorno senza contagi, seguito da parecchi altri.

Quanto sono affidabili le cifre fornite dal governo cinese? Non molto, secondo voci della stampa internazionale e delle organizzazioni umanitarie. Da quando è scoppiata la pandemia, il governo ha più volte cambiato metodo di conteggio dei casi, adeguandosi solo in un secondo momento al modello OMS.

Nella speranza che il domani ci riservi dati in remissione e un graduale ma costante ritorno alla normalità, è sempre bene ricordare che non è sempre oro ciò che luccica e informarsi bene è la chiave per la comprensione del mondo.