Terapia al plasma contro il coronavirus, ha senso rincorrerla?

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La parola immunità deriva dal latino immunitas e, in campo medico indica la condizione di refrattareità a una tossina o ad un agente patogeno.

L’immunità può essere naturale o artificiale, passiva o attiva. L’immunità naturale passiva è quella che si stabilisce attraverso la trasmissione di anticorpi materni dalla madre al feto (per via placentare) e dalla madre al neonato attraverso il latte materno, ricchissimo di immunoglobuline che proteggeranno il bambino nella primissima fase della sua vita. Il sistema immunitario del neonato non proteggerebbe il bimbo da molte infezioni esponendolo a numerosi rischi, la presenza di anticorpi trasmessi dalla madre garantisce una protezione efficace ma transitoria. Pian piano infatti il latte materno perderà questa efficacia e il bambino svilupperà difese autonome; il bambino inizialmente si ammalerà abbastanza spesso essendo sposto a agente patogeni per lui nuovi. Il suo sistema immunitario però produrrà anticorpi specifici e quando tornerà in contatto con un virus a lui già noto il corpo lo riconoscerà producendo velocemente anticorpi specifici: questa è l’immunità naturale attiva.

L’immunità artificiale è quella indotta attraverso vaccini o sieri.

I sieri non sono altro che la componente liquida del sangue in cui sono presenti anticorpi specifici per una determinata tossina o virus; un esempio è il siero antitetanico che si fa (in soggetti non vaccinati per il tetano) in seguito a ferite lacere contuse; serve una risposta immunitaria quasi immediata perciò si ricorre al siero. I sieri infatti garantiscono un’immunità specifica , veloce ma fugace; sono perciò un’utilissima soluzione di emergenza ma non danno una protezione duratura e non prevengono infezioni.

I vaccini invece vengono ricavati attenuando o inattivando i virus e successivamente iniettando il virus inattivato, o parte di esso (con funzione di antigene) nel paziente,ciò determina la produzione di anticorpi e il raggiungimento di un’immunità artificiale attiva che è duratura nel tempo. La durata è variabile a seconda della virus, e possono anche essere necessari dei richiami ma garantisce una protezione lunga. I vaccini perciò sono indispensabili per prevenire infezioni virali pericolose e in alcuni casi letali, mentre i siero sono utili per curare pazienti già malati.

In questo momento perciò non ha ragion d’essere una sterile polemica tra sostenitori di vaccini o siero in quanto sono armi differenti per combattere la pandemia e la ricerca deve muoversi in entrambe le direzioni.